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PSICOLOGIA 

 I diversi sé nella teoria di Neisser



Lo psicologo  Ulric Neisser sostiene che esistono diversi sé perché diverse sono le influenze subite dal bambino durante il periodo di sviluppo.
 È possibile allora distinguere diversi sé.
■ Il sé ecologico deriva dall’interazione con l’ambiente fisco: l’individuo è la persona che qui e ora sta svolgendo una particolare attività. Il sé ecologico ha origini precoci: pare che già a 3 mesi il bambino percepisca lo stesso tipo di mondo che percepiscono gli adulti, fatto di soggetti distinti, solidi, permanenti, di cui il proprio sé è uno.

■ Il sé interpersonale è il risultato delle interazioni con altre persone, nelle quali l’individuo riesce a percepire gesti, parole, espressioni del suo interlocutore. La percezione interpersonale è ben presto accompagnata, nel procedere dello sviluppo, da altre forme di conoscenza. Il bambino impara che gli altri non partecipano soltanto alle interazioni, ma hanno credenze, intenzioni, sentimenti propri; tra i 2 e i 4 anni acquisisce, cioè, una teoria della mente.

■ Il sé esteso è basato principalmente su quanto l’uomo ricorda della propria storia personale. L’amnesia è la patologia per eccellenza del sé esteso. Quando invece l’individuo ricorda di aver fatto qualcosa di preciso in un certo luogo e tempo, riconoscendo che esso gli appartiene, che è la sua storia, il suo vissuto (cioè l’insieme dei contenuti psicologici in rapporto alle sue esperienze del passato e del presente), allora egli sta considerando il sé esteso. Anche quando si racconta agli altri, cioè si auto presenta, ripesca nella sua memoria momenti di vita vissuta e a volte si ripete, proprio per il desiderio di affermare e sottolineare la sua specificità.

 ■ Il sé privato emerge quando il bambino si rende conto di essere l’unico a provare certe emozioni in determinate situazioni . Tale consapevolezza si manifesta attorno ai 4 anni.

■ Il sé concettuale è il contenitore degli altri quattro sé: contribuisce a tenerli insieme, formando un’immagine di se stessi omogenea e coerente. È l’idea che abbiamo di noi stessi, la nostra autopresentazione, grazie al feedback che ci rimandano gli altri.

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